Dopo le prime quattro giornate di campionato, almeno per il Milan, si può già provare a fare un bilancio su quest'inzio di torneo per ciò che riguarda i Rossoneri, in base a quanto ha detto (e non detto) il campo. Sette punti non sono di per sé una partenza negativa, anzi, però le aspettative e la pressione su Inzaghi e la sua squadra sono da sempre molto elevate, e le ambizioni del suo presidente sicuramente non aiutano a vedere la realtà per quello che effettivamente è.
La prima partita contro la Lazio, vinta per 3-1, ha offerto due dati confortanti per il Milan: un attacco funzionante con un discreto gioco, un reparto arretrato che offre garanzie. Menez scatenato, contropiede e la sicurezza Diego Lopez in porta. Situazione in parte ribaltata per vittoria sul Parma, dove 4 gol subiti in una partita sono veramente troppi, e in cui dire che la difesa ha traballato è un eufemismo. Con la Juve invece, catenaccio e ripartenze imprecise hanno permesso alla compagine di Allegri di espugnare il Meazza dominando una partita dalla quale ci si aspettava molto di più dai Rossoneri.
Ieri il match di Empoli, che ha accentuato l'emersione dei problemi difensivi: primo tempo assolutamente indecente, salvato soltanto dal gol di Torres, che concretizza da vero campione l'unica occasione da gol creata dagli 11 di Inzaghi. In precedenza la galleria degli orrori: difesa imbambolata sulla prima rete di Tonelli, guarda caso proprio da calcio piazzato, problema che risale già da tempi non recentissimi e mai risolto; sul 2-0 di Pucciarelli, reparto arretrato ancora in letargo sul doppio tentativo di assist di Tavano, senza dimenticarsi però almeno altre 2 nitide occasioni per i toscani. Il tutto con un gioco latitante e ancora ricercato dalle autorità del calcio perché non pervenuto. La sveglia del secondo tempo, il pareggio ancora con Honda, e la traversa di Menez che avrebbe saputo di beffa ingiusta per la squadra di Sarri, non bastano di certo per far dormire sogni tranquilli a Inzaghi, anche se lui si mostra comunque sereno.
Il fatto è che il Mister piacentino non può nemmeno fare più di tanto per innestare migliorie al meccanismo rossonero: in primis la scarsa qualità a centrocampo, eccetto Montolivo e forse Van Ginkel, con solo giocatori di contenimento e dai piedi non proprio finissimi come De Jong, Poli, Muntari ed Essien, per cui il gioco continuerà comunque a scarseggiare, idee comprese; la difesa poi non ha individualità forti, fatta eccezione per Alex, giocatore sopravvalutato ma che può offrire a questo Milan le garanzie necessarie, e di certo Bonera, Zapata, Mexes, Zaccardo e compagnia varia non dovrebbero cambiare il trend; uniche certezze in porta, dove Abbiati e Diego Lopez danno veramente garanzie tra i pali; dell'attacco spumeggiante se n'è già discusso in abbondanza ed è ormai rinomata la sua efficacia se innescato a dovere.
Cosa può fare dunque il Milan così com'è e dove può arrivare? Con questa situazione, se la fase difensiva non dovesse migliorare, l'unica cosa è mirare al modello Zemaniano o Leonardesco (sì, proprio l'ex rossonero ora dirigente al PSG) e sperare di vincere le partite segnando sempre più gol degli avversari, ma non sempre questa tattica si rivela vincente. Un altro accorgimento potrebbe essere il cambio di modulo, passare al 4-2-3-1 o al cosiddetto "albero di Natale", che garantirebbero comunque copertura a centrocampo, aggiungendo a scatola chiusa Montolivo appena tornerà disponibile, ma senza rinunciare all'indiscusso potenziale offensivo di cui Inzaghi dispone.
Il tempo e il campo pronunceranno dunque le loro sentenze, senza dimenticarsi che il Milan è ancora in fase di rodaggio e che l'entusiasmo e la meticolosità di Super Pippo saranno armi a favore dell'allenatore rossonero.
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