David Blatt è un vincente. Punto. Si può poi discutere sul fatto che il suo gioco sia spumeggiante o meno e faccia divertire gli appassionati di basket, ma sul punto primo nessuna obiezione è accettata. Scudetti con Benetton Treviso e Maccabi Tel Aviv, oro Europeo con la Russia nel 2007 più varie altre medaglie con la Nazionale sparse qua e là (con bronzo Olimpico annesso nel 2012 a Londra). Ah! Dimenticavo, si fa per dire, l'Eurolega conquistata la scorsa stagione col team israeliano contro ogni pronostico, vincendo due partite epiche e in rimonta contro due armate come CSKA e Real, senza dimenticare l'ormai famosa gara-1 contro Milano nei play-off.
Con questo curriculum l'allenatore con doppio passaporto, americano e israeliano, si è presentato a Cleveland per la nuova stagione NBA, poco dopo la conclusione delle fatiche di maggio. Il roster che la franchigia dell'Ohio metteva a sua disposizione non era di certo tra i migliori della lega, fatta eccezione per un certo Kyrie Irving, MVP del mondiale, ma quest'ultimo è un fatto appartenente alla più recente attualità. Ritorniamo ancora un attimo indietro. Il neo-coach dei Cavs dunque accettò l'incarico di capoallenatore di una squadra senza particolari ambizioni, con la possibilità di poter fare esperienza e magari, perché no, centrare l'obiettivo play-off.
C'è però un signore, che ha disputato 4 finali NBA consecutive negli ultimi 4 anni, di cui 2 vinte, che è Free Agent, e che più volte ha espresso la volontà di voler "ritornare a casa". Il "signore" in questione è LeBron James. Ci fosse stato il genio della lampada avrebbe risposto "ogni tuo desiderio è un ordine". Detto, fatto. Il Re viene dunque ingaggiato da Cleveland, che già soltanto con questo innesto si candida per un ruolo da headliner nel festival della pallacanestro migliore del mondo. Tutto qui? Ma neanche per sogno. LBJ convince i suoi compagni di squadra a Miami, Mike Miller e James Jones, a seguirlo in Ohio. Poi avanti con gli ingaggi di Shawn Marion, ormai attempato ma potrebbe essere sempre utile alla causa, e Kevin Love dai Wolves con una trade discutibile che ha mandato nel Minnesota le prime scelte al draft degli ultimi due anni.
Con questo roster e una squadra potenzialmente da titolo, i piani per l'allenatore ex-Maccabi sono totalmente cambiati rispetto al primo contatto ufficiale col mondo NBA. Ma David Blatt è nato pronto. Pronto per affrontare una stagione con tantissime pressioni e a gestire un gruppo di almeno 3 superstar, pronto a non demoralizzarsi al momento della prima sconfitta, sapendo che i media inizieranno il processo imputandolo colpevole di non avere esperienza nel mondo del basket professionistico americano, e via dicendo. Ma esperienza a livello internazionale ne ha da vendere il coach dei Cavs, e gli servirà sicuramente per poter guidare LeBron James e compagnia in un viaggio che si prospetta con molte difficoltà e molti ostacoli, a partire da rivali agguerrite come Oklahoma City, San Antonio, Chicago, e la stessa Miami.
L'ultima parentesi è dedicata all'ambito prettamente tecnico: il roster a disposizione di Blatt è sicuramente di primissimo ordine, ma molto offensivo, fatta eccezione per King James e un Irving che se difendesse come al mondiale, potrebbe essere un brutto cliente da superare per qualsiasi playmaker avversario. E il reparto lunghi non è tra i più garantisti in assoluto, sebbene LeBron possa essere un valore aggiunto, ma non l'unico a difendere. Un ipotetico quintetto potrebbe vedere Varejao centro, Kevin Love come ala grande, James ala piccola, Mike Miller guardia a monetizzare col suo tiro da fuori i raddoppi sulle superstar, e Kyrie Irving da playmaker-guardia aggiunta, con Marion e Jones pronti a dar manforte, intensità ed esperienza dalla panchina.
Un detto Made in USA recita così, con 2 varianti che non ne cambiano il significato: "offense sells tickets, defense wins games"; variante 2: "offense wins games, defense wins championships". E David Blatt li conosce entrambi profondamente. In bocca al lupo Coach!
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