Ieri sera si è materializzato ciò che a inizio stagione, e dopo quella regolare, sembrava impensabile e impronosticabile: Milano eliminata prima della finale scudetto. E proprio impronosticabile è stato l'andamento della serie con Sassari, terminata con l'overtime di gara 7, giusto per voler aggiungere del pathos a una sfida già di per se equilibrata, e molto associabile a un film thriller con clamoroso colpo di scena finale.
Le chiavi di lettura di questa débacle sono molteplici, a partire dai meriti di Sassari: averci creduto fino in fondo e non abbattersi dopo parziali negativi e due partite consecutive perse. L'intensità con cui i sardi hanno interpretato la serie è stata encomiabile, non avendo nulla da perdere contro i campioni in carica, dando prova del proprio valore e di voler continuare a inseguire un sogno che entrerebbe di fatto nella storia del club e della pallacanestro italiana: vincere tutti i trofei stagionali a livello nazionale. Onore alla Dinamo e a Coach Sacchetti, che ha fatto da muratore e ricompattato lo spogliatoio dopo una parte finale di regular season in cui qualche crepa si era formata nel rapporto tra giocatori-società-tifosi.
Sul banco degli imputati dunque ci finisce l'Olimpia, incapace di chiudere una gara teoricamente già vinta a pochi secondi dal termine. Quel rimbalzo di Sanders rimarrà negli occhi dei tifosi per parecchio tempo, ma il pallone probabilmente non è finito lì per caso, bensì per premiare la squadra che ha avuto più volontà di andare avanti (e meritatamente aggiungerei).
Primo accusato, come si fa solitamente in questi casi, Coach Banchi: tralasciando una gestione tattica non sempre impeccabile durante tutta la serie, in cui la sequenza dei match seguiva il copione schemi > schemi + isolamenti > solo isolamenti, viene da chiedersi come si faccia a giocare con solo 6 uomini negli ultimi 25 (!!!) minuti di gara, overtime incluso, per scelta tecnica. E' comprensibile la situazione di emergenza di Reggio Emilia, con numerosi infortunati, ma questa assolutamente no. Utilizzare Brooks, Elegar e Melli per qualche istante, neanche minuto, permettendo di dare fiato a qualche titolare, sarebbe stato più saggio. E proprio questo pare il tallone d'achille di Banchi, le scelte.
Analizzando meglio la situazione però, bisogna risalire fino alla campagna acquisti estiva (e non solo), in cui sono stati compiuti errori madornali per una squadra che aveva come obiettivi il secondo scudetto consecutivo e un'altra stagione da protagonista in Eurolega. Gli ingaggi di un Kleiza ormai da pensione, inguardabile in difesa e fisicamente finito, di un James che di nome non fa LeBron ma Shawn, e che si sperava desse un serio contributo alla causa dopo essersi ripreso dal grave infortunio alla schiena, sono solo alcuni degli sbagli commessi dalla "nuova" dirigenza Olimpia, orfana di Proli, con timone affidato a Flavio Portaluppi. MarShon Brooks è salvabile, sebbene troppo altalenante e pigro in alcuni frangenti, ma raramente ha dimostrato quel fuoco che invece Cerella sfoggiava in ogni partita e che doveva essere d'esempio per tutti i compagni. Capitan Gentile si è messo la squadra sulle spalle e l'ha trascinata fino a gara 7 quando tutto sembrava già finito, mentre l'assenza dello squalificato Hackett per due partite sembrava aver giovato agli equilibri nelle rotazioni di coach Banchi, con l'Olimpia vincente in entrambi i confronti.
Una volta smaltita la delusione del totale fallimento stagionale, bisognerà chiedersi da dove ripartire: gli obiettivi si presume restino i soliti, dunque i primi nodi da sciogliere riguarderanno l'aspetto amministrativo e dirigenziale, i secondi quello tecnico. Possibile un ritorno di Livio Proli? E' ancora difficilissimo da dire. Piuttosto conterà molto la scelta del prossimo allenatore, sul quale un ingente investimento con progetto pluriennale non sarebbe assolutamente un delitto. Poi sarà la volta dei giocatori: Gentile ha davanti a se il dilemma "NBA sì, NBA no", anche se il pianto di ieri sera con successivo tributo dei tifosi è stato sicuramente un gesto di appartenenza notevole, Brooks è conteso da altre squadre europee di livello, Samuels chiede un lauto aumento per rinnovare. Molto più sicure le partenze di Kleiza, Elegar e James. Per essere davvero competitivi a livello internazionale servono almeno un play puro di affidamento, un lungo di almeno 2,10m con buona tecnica (Cervi ancora troppo acerbo e lento), e un gran bagno d'umiltà da parte di tutti.
Vedremo dunque come si evolverà la vicenda, ma il volto scuro con cui il patron Armani ha lasciato il Forum ieri sera lascia presagire una rivoluzione.


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