sabato 16 maggio 2015

L'elogio del gregario - Matthew Dellavedova

L'elogio (e la rivincita) del gregario. Visto che siamo in clima e in periodo Giro d'Italia, possiamo utilizzare questo paragone ciclistico per spiegare al meglio quanto accaduto nella notte di venerdì, durante gara-6 tra Cavs e Bulls.
Il gregario è colui che aiuta il capitano a vincere una tappa (o un giro), preparandogli il terreno per sferrare l'attacco vincente, o aiutandolo nei momenti di difficoltà. Nella squadra allenata da David Blatt, uno dei giocatori che interpreta questo ruolo è Matthew Dellavedova, 24enne australiano (di origini italiane), che nelle normali rotazioni entra per pochi minuti, con lo scopo di far riposare il playmaker titolare, tale Kyrie Irving, non certo uno qualunque. Kyrie però è infortunato, ha giocato tutta la serie con Chicago praticamente su una gamba sola, e parte dalla panchina. Il sostituto designato a iniziare la partita in quintetto è proprio Dellavedova. Ma Matthew non si limiterà ad essere il classico gregario, stavolta no. 34 minuti in campo, 19 punti, 63% dal campo, 50% da tre, 21 di plus-minus.  Le cifre però non raccontano tutto, perché l'australiano è riuscito a contenere in difesa D-Rose, la stella dei Bulls: lo scout dello scontro diretto recita solo 4 punti nelle ultime due partite per il numero 1 di Chicago.



A fine match il Prescelto, LeBron, lo abbraccia e lo porta in trionfo, Cleveland approda alla finale di Conference. Il gregario celebrato dal proprio capitano. E i complimenti continuano anche in conferenza stampa, quando James apprezza il contributo del suo play, definendolo "non il più atletico, non il miglior tiratore, non il più veloce, ma uno che metterei in campo contro chiunque". E la statistica precedente conferma il pensiero del Re.
Se Dellavedova manterrà questo rendimento, come anche Thompson, autore di una doppia-doppia da 13 punti e 17 rimbalzi, i Cavs potrebbero andare veramente lontano, dove effettivamente vorrebbero arrivare. A fine Giro vedremo se Contador trionferà lodando il lavoro di Kreuziger e Tosatto, o se Aru ringrazierà Tiralongo e Landa. Intanto Matthew si è meritato ampiamente il riconoscimento di LeBron.
L'elogio del gregario.

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